UN GRAZIE AGLI AFTERHOURS

COMUNICATO STAMPA: L'album 'Sanremo 2009' in testa alla classifica delle vendite
Lunedí 02.03.2009 14:05
“Sanremo 2009” è l’unica doppia compilation che contiene le canzoni del 59°Festival di Sanremo, una grande novità che permette di ascoltare tutti i partecipanti del Festival 2009 (ad eccezione degli Afterhours) divisi in due cd tra “Artisti” e Proposte”. Ad una settimana dall’uscita nei negozi, "Sanremo 2009, è disco di platino ed è al primo posto nella classifica di vendita (Fonte classifica Fimi/Nielsen di oggi).

Grazie ragazzi per non averlo fatto...
Grazie davvero...

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Questo vuol dire essere un grande gruppo.
Grazie ragazzi...

Uzeda - Different section wires


E' vero. Si tratta di un disco di 10 anni fa.

Forse vi chiederete che senso abbia parlare di questo disco a così tanta distanza dal momento del suo concepimento. Vi rispondo subito:

1) Primo motivo: sono risucito a comprarlo solo adesso, dopo molti anni che lo cercavo e grazie alla ristampa dovuta ai 25 anni di musica della più grande etichetta americana di sempre: la Touch & Go

2) Secondo motivo: Non è mai troppo tardi per incensare una band italiana che ha fatto (e sta facendo) storia ed è conosciuta come una delle migliori realtà noise a livello planetario.

3) Terzo motivo: Personalmente penso che gli Uzeda siano un esempio di integrità, passione e grande talento. Due di loro sono sposati (proprio come accade nei Sonic Youth), tutti sono prossimi ai 50 anni e continuano imperterriti a suonare questa robaccia sonica che farebbe disgustare i loro coetanei amanti del liscio da balera.


Detto questo, per chi non li conoscesse, è necessario aggiungere che il disco in questione è uno dei più rognosi che abbia mai sentito: immaginatevi la lentezza e la ripetitività onirica dei primi Ulan Bator, aggiungete quella sensazione di "attitudine bastarda" tipica degli Shellac (a proposito... dietro al mixer siede naturalmente Mr. Albini) e miscelate il tutto con potenti dosi di disagio musicale e nervosismo date da una chitarra capace di stenderti al tappeto.


Forse a chi non è avvezzo agli Uzeda capiterà di mettere in discussione le performance vocali di Giovanna Cacciola, mentre in realtà alla lunga si capisce come il fulcro di quasi tutto sia lei, così asincrona e perenne in bilico sul baratro della stonatura ma così DETERMINANTE (grazie proprio al suo modo di cantare) alla quadratura del cerchio degli Uzeda.


La parte del leone la fa naturalmente la chitarra del marito, Agostino Tilotta (a proposito, dettaglio gossip: il figlio della coppia è da qualche tempo il nuovo batterista dei Three Second Kiss! buon sangue non mente insomma...!) che sbaraglia il campo fornendo quella tensione magnetica che è certamente la cifra stilistico del quartetto. Quasi mai i ritmi si alzano, non c'è velocità nei pezzi di "Different section wires": altri gruppi della stessa area puntano e hanno puntato su accellerazioni e battute roventi mentre qui c'è il culto della necessità di "tenere sulla corda" l'ascoltatore, di rosolarlo a puntino, di fargli mettere le mani nei capelli per cercare di alleviare IL NERVOSO che ad ogni passaggio si sprigiona in un pezzo come "Stomp". Poi si arriva a un punto dove c'è solo spazio per una sana liberazione catartica: la batteria parte e tutto prende forma e sostanza.

Disco imprescindibile e deleterio al punto stesso...

Metallica - Death Magnetic


Certo non sono un fan dei Metallica. Li conosco non molto bene, ho solo 3 album (il Black Album, St. Anger e il qui citato ultimo disco) e ho ascoltato gli album cosiddetti "della prima ora" non molte volte e molto tempo fa (parlo di "Kill 'em all" e soprattutto "Master of puppets").

Partendo da questo presupposto inizio col dire che il precedente "St. Anger" è stato considerato da tutti i metallari un disco inascoltabile mentre a me è piaciuto, anche se lo reputo un po' troppo dispersivo. Non era un album metal, niente assoli, suoni molto indie. Coraggioso, insomma. I fan dei Metallica penso che lo odino, o giù di lì...

Per questo mi sono comprato anche il nuovo, che è uscito a distanza di 5 anni dal precedente. Trattandosi di un album incasellato nel concetto di "ritorno al passato" mi ha genericamente molto meno impressionato rispetto a "S.Anger": i Metallica volevano tornare a fare i Metallica. Il discorso è che ho notato come il disco sia stato accolto in maniera veramente contrastante: c'è chi dice che sono bolliti perchè hanno messo in un'ora di musica tutto ciò che hanno fatto in 25 anni di carriera (e direi che in quest'ottica sono sostanzialmente daccordo con loro) e c'è chi dice che le canzoni bisogna ascoltarle senza pregiudizi e che i riff sono quanto di meglio giri attualmente in ambito hard (e concordo anche con questa affermazione).

Sono a metà del guado, non sono in grado di capire dove vogliono arrivare questi quattro attempati signori milionari... probabilmente fanno solo quello che vogliono, non dovendo dimostrare più niente a nessuno. L'unica certezza è che il disco funziona alla lunga, e solo se non si hanno grosse pretese. Si deve mettere in macchina con il volume sempre molto alto, ascoltare e riascoltare.

I riff quadrati e devastanti spingono... ti accorgi che sono mostruosi a livello di inventiva, che gli arrangiamenti sono clamorosi, che ci sono stacchi e cambi che non so in quanti riuscirebbero a inventare / eseguire. Per certi versi impressiona davvero il nostro "Death Magnetic"

Automaticamente però ti accorgi anche che i gruppi metal non sono mai stati in grado di scrivere una ballata degna di questo nome e i Metallica ne sono un esempio: patetici tentativi di dare sentimento a una sequenza di accordi che per loro natura non potranno mai diventare distillato di bellezza (in "Death Magnetic" si arriva addirittura al ridicolo di "The Unforgiven III" come se non fossero bastati i tentativi fallimentari dei due precedenti capitoli).

L'impressione finale è quella di un gruppo tornato alla base in quanto resosi conto di essere in grado di suonare in maniera significativa solo musica Metal.

E di ciò se ne compiacciono, sono felici di fare questo. I passaggi di "Load" "Re-Load" "St.Anger" e "Black Album" - per citare gli episodi più controversi ma anche i più stimolanti in ottica di crescita di un gruppo - non hanno portato a nulla. Sono solo tappe provvisorie, momenti di pazzia se vogliamo.

In definitiva dovrebbero smettere di scrivere album, hanno già fatto la storia della musica pesante e il loro "Death Magnetic" finirà nel mio dimenticatoio abbastanza in fretta, appena l'eco dei loro magnifici riff terminerà di farmi andare su e giù la testolina.

Che strano gruppo i Metallica... chi li capisce più...

Sonic Youth - Live at Alcatraz Milano


Inutile negarlo... l'attesa per questo concerto è enorme. I Sonic Youth mancano da un po' di tempo in Italia e l'Alcatraz all'esterno lo dimostra appieno: coda molto voluminosa anche un paio d'ore prima dell'inizio concerto, bagarini, bancarelle piene zeppe di magiette... insomma l'aria è quella delle migliori occasioni.

Il gruppo di apertura (si chiamano Golden Jookle Age, sono andato alla ricerca del nome sul web al solo scopo di mettervi in guardia) sono una sciagura musicale come non ne sentivo da tempo. Un solo pezzo da 33 minuti con minuscole variazioni, cazzate varie tipo clarinetti, synth, congas, piatti da cucina da far vomitare. Le nostre orecchie implorano pietà e il nostro cervello rimane esterefatto per le numerose vaccate pseudointellettuali inanellate da sbarbatelli presuntuosi e altezzosi. Se ne vadano affanculo... alla fine sono sommersi dai fischi e un sacco di persone (me compreso) fanno gesti assai eloquenti: "andatevene fuori dai coglioni, ci avete rubato 33 minuti della nostra esistenza".
Più o meno il succo era questo.

Thurston Moore sale sul palco con un ghigno strano. A me sembra ubriaco. No, non lo è... l'energia è subito palpabile. L'esplosione arriva già al terzo pezzo quando per un secondo penso al peggio: l'Alcatraz terrà la forza d'urto? "'Cross the breeze" è una bomba, davvero impressionante, il suono è perfetto e sul palco non ci sono musicisti ma carogne. I fan sotto il palco scatenano il finimondo, parte il pogo che sbaraglia tutte le fila (addio ragazzi... ci si vede alla macchina...).

A seguire vedo Ranaldo a cavalcioni della sua chitarra sdraiata a terra mentre la percuote con due tondini di ferro a più riprese, mentre Moore praticamente sputtana una chitarra inserendo un pezzo di ferro all'interno delle corde trascinandolo a forza da un'estremità all'altra del manico (addio capitasti, mi verrebbe da dire...). Grandissima anche "Schizophrenia", con quell'andamento pop-scazzato all'inizio che si tramuta in puro indie-noise da applausi a scena aperta.

Alla fine il disco più saccheggiato sarà "Daydream Nation" con 5 pezzi, mentre mi ricordo anche di un grandissimo pezzo presso dall'ultimo "Rather Ripped" ("Jams Run Free") che il giorno seguente mi ha portato ad ascoltarlo con il reapeat sul mio stereo di casa per 5-6 volte. Bello, bellissimo... sono in grande forma...

Enormi le due chitarre (menzione particolare per Thurston), pazzesca la batteria (col cazzo che a Bologna qualche anno fa aveva suonato così...) sottotono a mio avviso solo Kim Gordon, decisamente defilata anche per la presenza sul palco di un secondo basso (si mormora l'ex bassista dei Pavement) decisamente più in palla. Non ci sono state le hit... è vero (tipo Kool Thing, Death Valley 69, Youth Against Fascism...) ma alla fine non è molto importante.

Quello che importa è che dopo quasi 30 anni di musica i SY siano ancora in grado di dimostrarsi così vivi e bastardi. Tutti a lezione da loro, nessuno escluso.

Late Of The Pier - Fantasy Black Channel


La loro musica è un mix di sintetizzatori, chitarre, solida base ritmica e un cantato quantomai eclettico. Sono da poco usciti con l'ultimo disco "Fantasy Black Channel", schizofrenico, sorprendente e trascinante.
Questa è la recensione dell'album attraverso i video che accompagnano il disco.

Bathroom Gurgle
Seminudi con strani simboli disegnati su tutto il corpo e attorniati da specchi infranti. Un oscuro personaggio mascherato e vestito di nero si muove tra i musicisti. La musica è ossessiva e incalzante. Poi però cambia tutto: il cantato diventa un falsetto e il finale è un crescendo di synth, ritmi da rave e cori alla pink floyd.

Bears are coming
Dove siamo? Chi sono quegli strani personaggi che camminano nel bosco? E' una nuova serie tv americana? Un mondo parallelo? Che cos'è questa strana musica tribale? Perchè la canzone sul finire prende una direzione inaspettata? E' inquietante! La risposta è in un marshmallow?

Space and woods
Che anno è? Sembra un video del 1982. Bianco e nero, occhi giganti che fluttuano nel cielo, prospettive alla Escher, immaginario surrealista. La musica è un proiettile synth pop sparato a tutta velocità.

Focker
Tastiere sature e suoni da mal d'orecchie. I 4 suonano come folli stretti tra mura verdi. Poi succede l'irreparabile: arriva il mostro nastro hi-fi che sputa musica come i Simian Mobile Disco e li prende a mazzate con delle bacchette da tamburo. Che senso ha? Nessuno.

Heartbeat
L'epica dei Late of The Pier allo stato massimo. La musica è il solito incrocio di chitarre, tastiere e cambi di tempo. Nel video i nostri viaggiano nel tempo (non so bene quale), sono mezzi nudi, strani simboli esoterici qua e là. Basso e batteria pompano il ritmo. Heartbeat!

http://www.lateofthepier.com/

Santogold - s/t

Santogold: Indie, rock, punk, new wave, rap frullati insieme per un risultato tanto orecchiabile quanto di scarso spessore.
Il disco è a tratti molto piacevole, pezzi ben confezionati, melodie accattivanti e un notevole appeal della ragazza.

C'è però qualcosa che non mi convince. Non è solo il continuo rimando ad altri artisti e generi (tra i primi Siouxie, Pixies, MIA) ma la sensazione generale di freddezza e pochezza del disco nel suo insieme.

Un pò di new wave, un coretto pop, un tocco stile M.I.A...Troppo calcolato per conquistarmi. Troppo compitino, ben svolto, da crossover. Troppo poca passione. Troppo poco tempo per insistere nell'ascolto dell'album.

Peccato, aveva un'immagine perfetta come idolo per questa settimana. Alla prossima.

Mogwai - Young team (10th anniversary)


Prendo spunto dall'imminente nuovo disco dei Mogwai (che non ho ancora ascoltato) per riparlare dell'origine di tutto, vale a dire dell'album d'esordio del gruppo scozzese "Young team" e del suo decennale festeggiato con un po' di ritardo dalla Chemical Underground con una prestigiosa e ricca ristampa.

Naturalmente vado a memoria, il disco non lo ascolto da anni ma in testa mi rimbomba come non mai, carico delle sue sonorità innovative e seminali: dopo "Young team" niente sarà più come prima per il mondo dell'indie.

Innanzitutto le dinamiche: coraggiose, devastanti, fuori portata e sfacciate nel loro evolversi. Si passa da distorsioni ingorde come lava incandescente a puliti cristallini e melodici, a tratti sognanti ("Like herod"). E poi ancora fuori controllo... rumore a decibel insopportabili... ritorni di pianoforte, delay e riverberi appena accennati. Un mondo nuovo, rigorosamente strumentale perchè non ci sono parole per esprimere quello che il quintetto vuole dire... Solo in un pezzo mi ricordano qualcosa ed è "With portfolio".

Ci penso un attimo: sono gli U2, ...forse meglio... più romantici e allo stesso tempo più malinconici e risoluti nella direzione melodica da far intraprendere al pezzo.

Naturalmente salta all'orecchio il lungo pezzo conclusivo dell'album, "Mogwai fear Satan" che regala tutto quello che i ragazzi sono in grado di fare: perfette suite circolari capaci di cogliere più stati d'animo contemporanemente, come se fossero sulle stesse righe dello stesso pentagramma.

Ansia, dolore, malinconia, serenità, voglia di vivere. Un altro motivo per cui voler bene ai Mogwai è che sono persone veramente sui generis, mai banali nelle interviste, a volte enigmatici.

Certo non quando sciorinano la migliore formazione di "stronzi" del rock:
Jagger, Bono (ops!), Morrison e Ulrich
Non c'è che dire... niente male, ma ipotizzando Mr. Hewson alla chitarra e due voci, balza subito all'occhio l'assenza nella line-up di un bassista.
Che ne dite allora della candidatura di Mc Cartney? Ah ah ah ah!!!

Fujiya & Miyagi - Lightbulbs



Mi piacciono le categorizzazioni musicali: indie folk tronica, heavy metal concettuale, post pop bucolico. Sono divertenti, a volte utili a volte no. Il segreto è non prenderle troppo sul serio: alla fine it's only rock 'n' roll.
Ecco, il nuovo disco di Fujiya & Miyagi è indie-dance da cameretta. Perchè Indie? Per la voce intimista a tratti sussurrata e per l'immagine del trio: quelle felpe sono chiaramente indie!
Perchè dance? Per il ritmo, vero filo conduttore del disco, basso e batteria che fanno muovere piedi e testa a tempo. Ascoltate Knickerbockers e ditemi se non è così. Difficile però immaginare folle oceaniche danzanti. Più facile pensare alla propria cameretta (reale o virtuale) come luogo del proprio personale e intimo rave party. Insomma niente techno, house e glamour ma un robusto ritmo basso e batteria che accompagna la voce suadente del cantante.
Un disco che che scorre piacevole senza scossoni.
A volte è abbastanza così.

Due pezzi da segnalare:
Uh (cica cica bum!)
Knickerbockers (ma chi è Lena Zavaroni?)

p.s. Dimenticavo, non sono giapponesi ma inglesi, di Brighton per la precisione.

Offlaga Disco Pax + L.L.D.C.E. Live Radio Onda d'Urto (BS)


Ben tornati a tutti e scusate per l'assenza ingiustificata... ma si sa... d'estate capita di avere qualche amnesia con i blog...

In compenso non mi sono risparmiato una serie di concerti, compreso l'appuntamento fisso della Festa di Radio Onda d'Urto a Brescia, evento della durata di due settimane (all'insegna dell'antiproibizionismo) con una serie di concerti interessanti e di grande attrattiva.


Gli Offlaga non li avevo mai visti dal vivo. Mi piazzo direttamente sotto il palco, a un paio di metri dall'"ideologia a bassa intensità" di Max Collini e mi accorgo subito che gli O.D.P. sono un gruppo vero, concreto, che fa musica per comunicare che ha sostanza, cazzo.

Un po' come il tubo di toblerone ai piedi del microfono ad evocare "Cioccolato I.A.C.P." o il cioccolato dell'est lanciato a manciate al pubblico prima dell'esecuzione di un pezzo.


I pezzi iniziali non sono i miei preferiti ed escono benissimo, quindi non vedo l'ora di pregustare quelli che mi fanno impazzire: tipo "Dove ho messo la Golf?" che mi apre il cuore: bellissima, perfetta nell'esecuzione e negli equilibri come da album. Il lavoro dei due compari alle spalle di Max è enorme. Si alternano chitarre e bassi, ma anche tastiere, campionamenti, Moog.

Tutto "premeditato" e studiato nei minimi particolari, ma con una dedizione al sentimento che praticamente non ho MAI visto su un palco.

"Lungimiranza" mi apre il sorriso a 64 denti, "Sensibile" mi fa pensare che gli Offlaga attualmente sono tra i miei 5 gruppi preferiti in assoluto.

"Venti minuti" mi porta ad un passo dalle lacrime, tanto che mi guardo in giro per accorgermi se qualcuno se ne è accorto, accorgendomi a mia volta che qualcuno è nelle mie stesse condizioni emotive.


Vado al banchetto e l'unica delusione è vedere che non posso comprare nulla che già non ho... così mi accontento di comprare una spilletta da 1 euro e rimpiango di non poter sfoggiare una maglietta. Alla fine penso che questo gruppo è solo al secondo disco ed è così denso grazie al fatto che i ragazzi hanno sforato i 30 anni da un pezzo... condizione necessaria per fare un grande disco?


Sembra di no, visto che Vasco Brondi (alias Le Luci Della Centrale Elettrica) aveva aperto il concerto in compagnia di Giorgio Canali in maniera convincente.

Del disco ne ho già parlato (vedi indietro su questo stesso blog) e dal vivo le impressioni sono positive: l'unica cosa è che Vasco è più intimista e cantautorale rispetto al palco che calca, i grandi spazi non lo agevolano, così come l'essere semplicemente "due chitarre e una voce".

Lui è intenso, interpreta, urla, ricorda e pronuncia migliaia di parole e tutte quante sembrano perfette. Chiaro che stare su un palco in due è un casino, il fonico si inventa qualche giochetto effettando la voce, ma non sempre il giochetto è quello giusto.

Le canzoni rimangono, e sono enormi. Poi il live è da rivedere, magari in un piccolo club da 100 posti in piedi.

Comunque due realtà italiane che qualcuno all'estero dovrebbe invidiarci.
Alla faccia dei gruppi italiani che cantano spesso biascicando la lingua d'oltre Manica.

Pitchfork TV


http://www.pitchfork.tv/

Grande musica e video di ottima qualità. Guardate le due edizioni del pitchfork festival e i personaggi che vi hanno suonato. Stupendi!

Dean Deacon - The Crystal Cat


A proposito della fisicità delle esibizioni live...il mio idolo del giorno.

Massimo Volume - LIVE Traffic Festival Torino 12/07/08


Ho una sorta di devozione tutta speciale per i Massimo Volume. Li ho scoperti quando ormai erano già sciolti e li ho adorati dal primo minuto, un gruppo capace di andare oltre la musica e le parole, di creare un connubio speciale tra pubblico e gruppo.


Dopo sei anni ritornano, i Massimo Volume suonano dal vivo al Traffic di Torino.

Una notizia bomba che mi fa dire: mi faccio cinque ore di macchina con il sorriso sulle labbra, se non trovo nessuno che viene con me ci vado da solo. A Torino ci sono per forza, non posso non esserci.


Iniziano alle 20.00 e attaccano con "Atto definitivo" (uno dei pezzi che amo di più). L'emozione è grande, vedere Mimì con il basso a tracolla (e che basso...) come non l'avevo mai visto (l'avevo seguito in qualche reading... ma con uno strumento in mano è un'altra cosa) è davvero uno spettacolo. I quattro sono compatti ma ci vuole un po' prima che il suono si assesti.

Tutto normale.

Anche loro sono emozionati, si vede... Egle non alza quasi mai la testa dalle sue sei corde e rimane in disparte a macinare, così come Vittoria dietro le pelli.

I pezzi che si sussegguono sono i migliori: "Il primo dio", "La notte dell'11 ottobre" "Fuoco fatuo"(ho i brividi e lacrime agli occhi, pronto a scandire E QUESTA PELLE ATTACCATA ALLA MIA PELLE... COME I NOMI DI DONNA CHE HAI INCISO SULLE BRACCIA E NON HAI MAI POSSEDUTO... MANCA LA FOTO DEL CONTATTO TRA LE CORNA E LE MANI...).


L'unico pezzo tratto da "Stanze" è "Ronald, Tomas e io": grande impatto e tutti quanti prendono fuoco... Spesso la gente applaude a scena aperta commossa, quasi pendendo dalle labbra di Mimì che ringrazia più volte, alza le mani, a volte aizza la folla con i movimenti del suo basso.

Quando iniziano le prime note de "La città morta" c'è un lunghissimo applauso e i sorrisi sui volti dei Massimo Volume si fanno distesi.

A seguire "Seychelles '81" ci sbatte in faccia uno dei loro cavalli di battaglia: incalzante, rumorosa, disturbante. L'altro pezzo tratto da "Club Privè" è "Dopo che" ed è certamente il pezzo meno significativo di tutto il concerto. Poco male.


Mimì abbandona per un attimo il suo basso per far approdare i suoi sul suono placido e sconvolgente di "Qualcosa sulla vita" (pura poesia e grandissimo lavoro delle due chitarre). Il concerto si chiude con "Manhattan di notte" e il grido di vita di Clementi che al microfono saluta dicendo "E' stato bellissimo.."

Mancano all'appello solo due pezzi che avrei voluto sentire: "Manciuria: l'ultimo John Ford" e "Avvertimento". Per il resto tutti i pezzi migliori sono stati dati in pasto al pubblico.


Per la cronaca a seguire avrebbero suonato gli Afterhours e Patti Smith, ma un vero e proprio nubifragio mi fa fuggire dal Traffic con pochi rimpianti.


Quello che mi viene in mente alla fine del concerto, riguardando le foto scattate chiuso nella mia golf mentre il diluvio si abbatteva su Torino, è che adesso non devono mollare.

Dei Massimo Volume in questo momento c'è bisogno più che mai.

Di un loro disco e di un loro tour.


Gianni Mimmo & Xabier Iriondo - "Your very eyes" LIVE Malegno (BS)


Ero indeciso se proporvi il reportage del concerto dei Rage Against The Machine a Modena. In fondo si trattava di un prevedibilissimo concerto dei RATM... niente da paragonare con un altro evento tanto insolito quanto emozionante proposto dal duo Gianni Mimmo e Xabier Iriondo (ebbene sì... ero lì per lui, lo seguo da dieci anni in tutte le sue scorribande musicali e non potevo farmi mancare un aggiornamento sul suo stato di forma).


Il luogo della performance è il Museo delle Fudine di Malegno (BS) e la cornice è quella del "Clusone Jazz Festival". I due hanno certamente una formazione musicale differente (Xabier in ambito indie-rock con puntate negli spazi inesplorati dell'avanguardia e della sperimentazione, Gianni Mimmo ad occhio e croce in ambito classico e jazzistico) e si presentano il primo munito di strumenti autocostruiti di natura elettroacustica e di manufatti elettronici di misteriosa origine (più preciso non potrei essere, ve lo giuro) e il secondo di un sax soprano e di un gigantesco sax contrabbasso (ho sbirciato su internet, la mia ignoranza in materia li identificava come clarino il primo e il secondo... boh? mai visto ragazzi ve lo giuro!).


La sala è piena e il silenzio è assoluto. Entro che hanno già iniziato da qualche minuto e c'impiego un po' prima di relazionarmi in maniera non conflittuale con i suoni prodotti. I due musicisti li si sente respirare, prendere fiato, strofinare le suole sul rivestimento sintetico del piccolo palco allestito e tutto, magicamente, dopo una mezz'ora di attento ascolto, inizia a prendere forma. Il sax soprano disegna imperturbabili arabeschi jazz flirtando in maniera apparentemente distante con i suoni - a me più familiari e comprensibili - prodotti dall'ex "A Short Apnea" Iriondo e, man mano che si prosegue con il concerto, trovo progressivamente sempre più interazione tra il duo e l'ambiente che li circonda.


In un certo senso se ne appropriano gradatamente, si fanno sempre più sciolti e più propensi ad ascoltarlo e tutto il concerto sale di intensità. Non mi sorprendono affatto quindi le parole di Mimmo che espongono la necessità del duo di interagire con l'ambiente che li circonda, con la pietra (soprattutto) ma anche con il ferro, le cavità, le protuberanze naturali e non, per mixare (termine alquanto inappropriato nel caso specifico) suoni naturali e suoni prodotti dalle macchine.


L'idea è quella di una grande libertà espressiva, della necessità di esplorare territori assolutamente inesplorati, di tagliare le convenzioni e gli stereotipi musicali facendo convivere e interagire mondi distanti che hanno in realtà necessità di parlarsi per scoprirsi più vicini di quanto sembri a prima vista.

Se proprio dovessi dare un consiglio direi che forse sarebbe il caso di equilibrare maggiormante il sistema sonoro (un po' sbilanciato nell'udibilità a favore dei fiati) magari amplificando con maggiore vigore il lavoro svolto da Xabier.

Per il resto, magia allo stato puro... grandissimi...

Boys noize - oi oi oi

Iniziamo da una copertina. Quella che vedete nell'immagine a fianco. Una mirror ball a forma di teschio. Stupenda. Lui è Boys Noize, moniker del dj e produttore tedesco Alexander Ridha. Peccato che la sua musica suoni alle mie orecchie come inascoltabile e fastidiosa. E sì che le mie orecchie sono abituate, dopo anni di ascolti di tutti i generi, ai suoni più diversi. Questa volta no. Le distorsioni elettroniche di Boys Noize sono insopportabili. Mi trasmettono un senso di fastidio e oppressione insostenibile. Come un cugino dei Daft Punk di Rollin and scratchin' senza funk, senza groove e senza classe ma con un'unica idea fissa: distorcere il suono e saturare le orecchie dell'ascoltatore. Addio.

http://www.myspace.com/boysnoize

It's the beat!


FESTIVAL BEAT XVI Salsomaggiore Terme (Parma) 3-4-5-6 Luglio

Da qualche anno il Festival Beat è diventato un appuntamento fisso nella mia estate. Tutto è nato per caso, grazie all'amicizia con uno degli organizzatori, ma la passione per questo festival fuori dal tempo e dalle mode del momento è continuata.
Il festival anche questo anno raduna il meglio della scena garage-rock italiana e grandi nomi internazionali: parliamo di gruppi come "Gli avvoltoi", "I ganzi", "The psychotones", "The downliners sect". Come sempre non conosco nessuno di questi gruppi e non sono neppure particolarmente appassionato del genere ma poco importa. Il Beat festival è un tuffo negli anni '60 grazie a un' atmosfera unica fatta di musica, mostre, conferenze, birra, salamelle e varie iniziative collaterali tipo il ritrovo degli appassionati di Ford Capri e Taunus!

Vedrete stivaletti a punta, giubbetti di pelle, minigonne psichedeliche, organi vox, chitarre fuzz ma soprattutto una passione rock che trasuda dai pori di tutti i gruppi presenti. Già perché non si tratta di un festival solo per vecchi bacucchi nostalgici fuori dal tempo. E' un festival vivo dove si suona e si suda con passione e stile non sempre facili da trovare.

Da buon vecchio fanzinaro non posso poi non essere rapito dall'anima realmente underground del Festival, nato dalla passione e dalla fatica di un gruppo di amici e arrivato ora alla 16° edizione con migliaia di presenze da tutto il mondo.
Mettevi quindi i pantaloni stretti e gli stivaletti appuntiti ma soprattutto lasciate a casa i vostri gusti musicali e i preconcetti. Il beat vi aspetta, basta muovere i piedi a tempo!
http://www.myspace.com/festivalbeat

p.s.
Nel video i The Cynics nell'edizione dello scorso anno.
Qui altri video della scorsa edizione: http://it.youtube.com/user/ric2tube

Le luci della centrale elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata


Copertina di Blow-up.
Disco del mese per Rumore.

Una mail ricevuta da un'amico di cui mi fido ciecamente.

E' bastato questo per farmi avvicinare alla sigla "Le luci della centrale elettrica", sotto la quale si nasconde un giovane ferrarese di nome Vasco Brondi, uscito alla ribalta per merito di Moltheni e ora alle prese con "Canzoni da spiaggia deturpata".


Al primo ascolto capisci già che non è cosa con cui scherzare. Il disco è prodotto da Giorgio Canali (Verdena, Il Santo Niente...) e il suo lavoro è semplicemente magnifico: oltre a dare spessore, tensione e suono distorto ad un insieme di canzoni tendenzialmente cantautoriali, suona ed elettrifica gran parte del disco con maestria e personalità.


Ma la farina del sacco è tutta però di questo ragazzo, che imbraccia l'acustica e stride la sua voce dipingendo un panorama post-suburbano dai tratti umani, catapultando chi ascolta in una dimensione veramente unica. Evoca manganelli infranti sulle vetrine interiori, profumo di paraffina nel fumo appena comprato, capelli come fili elettrici scoperti, alberi stempiati, spacciatori e appartamenti subaffittati. "Le luci della centrale elettrica" non parla ma urla, urla alla parte meno compromessa che c'è in ognuno di noi, a quella più vera, probabilmente anche a quella più malata e depressa.

Esagerato quando Vasco urla in faccia al microfono "Andiamo a vedere le luci della centrale elettrica!" facendosi beffe delle stelle e delle lune evocate dai canzonettari italiani, oppure quando sceglie di volere nel ventaglio dei futuri probabili per la sua esistenza soltanto "futuri inverosimili", forse per non smettere di guardare avanti, forse anche solo per tentare di stare a galla.


10 canzoni con i controcoglioni, che rompono lo stomaco di chi ascolta e aprono il cuore senza mezze misure, che proiettano l'ombra di Rino Gaetano del 2020 facendolo cantare come Ferretti dei CCCP (evocati entrambi in maniera esplicita come dire: "lo so che tutti mi affiancheranno a loro, tanto vale agire in contropiede...")


Per la prima volta un gran disco di musica italiana fatta da chi ha meno di 25 anni. Un disco giovane, scritto da chi ha talento e che smentisce chi diceva (me compreso) che bisogna avere più di 35 anni in Italia per pubblicare un ottimo disco. Per una volta vedere su un muro la scritta "Vasco sei un mito" non mi provocherà i soliti conati di vomito e, anzi, magari sorriderò pure annuendo...