Top 5 2007 - non solo electronic...

1) Stars - The ghost of Genova heights (dall'album "In our bedroom after the war")
2) Burial - Untrue
3) Sunshine Jones - Seven tracks in seven days
4) Quentin Tarantino's Death proof - Original soundtrack
5) Mark Ronson - Version

Liars - s/t




Essendo perennemente alla ricerca di musica nuova, eccitante, con idee innovative, mi sono fatto ingolosire dall'ultimo cd dei Liars, gruppo di filosofia indie trattato benissimo da critica e considerato gruppo di autentico culto negli Stati Uniti.


Beh, questa volta ci sono cascato e la delusione è abbastanza cocente.
Sembra di ascoltare un vero e proprio zibaldone, una mescolanza di stili, tempi, diverse attitudini, suoni, cazzi e mazzi dai quali, in tutta sincerità, non sono riuscito a cavarci molto in termini di riflessioni.

Una specie di rapa cotta (non proprio gustosa), per non usare parafrasi...

Avevo subìto la stessa sensazione qualche anno fa con il disco dei "TV on the radio" e ora mi ritrovo nella stessa sconfortante situazione.

Curioso che entrambi i gruppi siano idolatrati dalla critica...

Sarà che non ho mai amato i dischi eterogenei, costruiti per dire a chi li ascolta "oh, avete sentito quante cosa riusciamo a fare? dal free jazz al metal sanguinario, siamo trooooppo fighi...", sarà che i Liars riescono a fare tutto (e il contrario di tutto), sarà che ogni canzone mi fa saltare in mente un gruppo che già conosco... anzi facciamo che i gruppi e le influenze li elenco in maniera didascalica così ve ne fate un'idea più precisa:

Traccia #1: Shellac in versione hi-fi
Traccia #2: Architecture in Helsinki appena meno simpatici
Traccia #3: Einsturzende Neubautern (copia spiccicata)
Traccia #4: Massive attack in acido
Traccia #5: Joy division "belli e buoni"
Traccia #6: Led Zeppelin appena un po' più '90
Traccia #7: Riff scartato dai Pixies riproposto a ripetizione (CLAMOROSO!)
Traccia #8: Rumorismi fini a sè stessi poco decifrabili e incasellabili.
Traccia #9: CAZZO UN PEZZO VALIDO E ORIGINALE!
Traccia #10:...... ancora Joy division
Traccia #11: organetti a manetta da far sbadigliare.

Il tutto condito con salsa "boh" e una buona dose di saccenza.

Vabbè dai, chiudo qui il discorso, non penso sia necessario andare oltre.
Penso a Riccardo-M e dico: se avessi scaricato il disco invece di ascoltarlo avrei risparmiato 20 euro... però è anche vero che in quest'ultimo caso non avrei cercato di capirlo come invece ho cercato di fare (giuro che 7-8 volte l'ho ascoltato).

Alla fine sono contento anche così...
Anche le "ciofeche", dopotutto, vanno ascoltate, assimilate, digerite e... dichiarate.




Tomboy - serios

Serios è uno di quei dischi difficilmente catalogabili sotto una comoda etichetta. E' anche uno di quei dischi di cui innamorarsi perdutamente ad ogni ascolto per poi dimenticarsene un attimo dopo.

Sicuramente è un disco elettronico, se per elettronico intendiamo un disco pieno di ritmo, ritmo elegante e seducente, a tratti sexy. Niene cassa dritta tunz tunz ma ritmi più articolati e suadenti, un pò electro e un pò funk.

Qui ci sono alcuni dei migliori pezzi dell'anno, dotati di quell'effetto calamita auricolare che me li fa ascoltare fino alla nausea e premiare immediatamente con 5 stelline in itunes (punteggio che gli permetterà di finire dritti dritti nella playist dei migliori in classifica...)

Ogni volta che ascolto "Hi's and Low's", "Baffioso", "Synchronize", "I K. guitar" è così. Calamita auricolare. Poco importa allora se non tutti i pezzi del disco sono allo stesso livello. Basta un ascolto di "Hi's and Low's", peccato solo che mi dimenticherò presto dell'effetto calamita, almeno fino al prossimo ascolto.

p.s.
alcune informazioni pratiche: Tomboy è in realtà Tomas Barfod, già batterista dei Who Made Who, manager della Gomma records qui in veste di musicista-produttore-dj.

http://www.myspace.com/tomasbarfod

Mixare un disco, questa attività sconosciuta


Affronto una tematica che può coinvolgere anche la mia controparte "elettronica", ma chiaramente, nelle righe che seguono, vorrei approfondire che cosa significa mixare un disco appena registrato, qual è la sua importanza e quale lavoro svolge quella figura misteriosa che gli ascoltatori di musica rock chiamano produttore artistico.


Mi è capitato qualche settimana fa di sentire un demo-cd "premix" di un gruppo di esperienza ma alle prime armi dal punto di vista delle registrazioni in studio.

"Minchia che casino" è stato il primo pensiero che mi è saltato in testa all'ascolto dei pezzi, e la cosa curiosa è che la faccenda non sembrava preoccupare eccessivamente i diretti interessati, consapevoli che il lavoro non brillasse come "pasta sonora" ma comunque -in ogni caso- interessati prevalentemente di più ai volumi dei singoli strumenti e all'esecuzione che a tutto il resto.


Sfatiamo prima di tutto una cosa: mixare musica non significa alzare o abbassare i volumi dei singoli strumenti (sarebbe un grave errore pensarlo) ma vedere la canzone sotto un'angolatura tale da decidere in quale direzione portare le sonorità dell'intero pezzo, cercare di vedere la canzone non come la somma di differenti sonorità prodotte da diversi strumenti (chitarre, piatti, cassa, rullante, tastiere, voci...) ma come un'amalgama finalizzata a diventare qualche cosa di differente in senso assoluto dalle singole componenti.


In passato, quando non ero ancora entrato a contatto con un produttore italiano di grande fama e abilità, mi sono dovuto scontrare personalmente con qualche musicista che addirittura minacciava di non pagare la sua parte di registrazione se in "quella canzone" non fosse stato modificato il "livello di registrazione" del suo strumento. ("qui non si sente cosa faccio... sono troppo basso... guarda che anch'io pago la mia quota...").


Roba da matti, direte voi, ma c'è anche di peggio in giro, gente che pensa di poter registrare e poi mixare un cd solo per il fatto di possedere i macchinari necessari per farlo, senza nessun tipo di analisi della materia sonora che ha di fronte, senza il coraggio di essersi mai chiesto che cosa significa dare forma a un disco nella prospettiva di chi sta dientro un banco mixer.


Mixare significa "regalare" vita alla materia sonora che hai di fronte, far quadrare il cerchio, tirare le somme di un serie di ipotesi per trarne delle conclusioni, cercare di evitare il tranello del "disco da studio che suona come un disco live".


Vi do qualche suggestione: provate ad ascoltare uno qualsiasi degli album dei Metallica, chessò... il black album oppure "Master of puppets". Poi ascoltate "St. Anger", l'ultimo album in studio del gruppo californiano. Vi renderete conto che cosa significa produrre in maniera geniale, anticonvenzionale e in maniera deliberatamente anarchica un disco e cosa significa dare equilibrio (ma anche un po' di stucchevolezza) a una manciata di canzoni. In ogni caso dopo il duplice ascolto converrete con me che un disco privo di produzione sarebbe come montare attorno a un motore di F1 la carrozzeria di una Matiz.

Provate a farla correre... e poi vediamo che fine fa.
Ah, dimenticavo: cosa significare mixare nella musica elettronica? c'è una figura equiparabile a quella del produttore artistico? chi mixa è sempre colui che scrive?? quante domande per il mio alterego Richi-M...

Atom heart mother - Pink Floyd


In contrapposizione al post appena pubblicato qui sotto (che a dire il vero mi ha incuriosito tanto da indurmi a ricercare un pezzo on line... argh! ci sono cascato Richy!!) vorrei dare una chiave di lettura di un disco del 1970 (roba recente, insomma) che porta il marchio Pink Floyd.


"La madre dal cuore atomico" l'avevo ascoltato attraverso le porte della camera di mio fratello e naturalmente non c'avevo capito un gran chè. La cosa curiosa è che a distanza di 37 anni ho avuto un impulso così forte, vedendolo sugli scaffali di un negozio qualche settimana fa, che non ho potuto fare a meno di portarmelo a casa, affascinato da una delle più belle ed enigmatiche copertine della storia del rock.


Metterlo nel lettore è stato come averlo ascoltato ininterrottamente fino ad oggi, averlo sempre capito, sentirlo stranamente mio senza conoscerlo davvero a fondo. Poi è emersa alla distanza la sua indubbia personalità, con la stessa prepotenza che si ha quando ci si sente i più forti, i più preparati nello svolgimento del compito in classe. L'arrangiamento orchestrale della title track è quanto di più pomposo e pretenzioso sia mai stato scritto da una band, tra l'altro neppure in grado di leggere la musica, figurarsi di scrivere parti di ottoni e fiati per un'orchestra (che infatti furono composte e messe su spartito da Ron Geesin, musicista sperimentale amico di Mason).


Eppure c'è qualcosa di inarrivabile in questo cazzo di disco, capace di montare la tensione e di smontarla nel giro di qualche manciata di secondi, di sprigionare un'aurea radical-chic lucida e brillante come il sole. A mio avviso solo il pezzo terminale "Alan psychedelic breakfast" cade nel tranello dell'eccessiva carne al fuoco, tutto il resto è bilanciato: tradizione e sperimentazione, terra e aria, intelletto e istinto. E' per questo motivo che dischi del genere non rientrano nel novero dei fenomeni del momento, non possono giocare questo ruolo perchè sono fatti per andare oltre, fare da punto di riferimento musicale "tout court".

Ecco perchè oggi è come ritornare ad ascoltarlo dietro la porta della camera di mio fratello, sentirne nitidamente i singoli passaggi ritmici, gli appoggi armonici di Gilmour e gridare al miracolo senza timore di smentite



Burial - untrue

Ho resistito più volte alle lusinghe di/dei Burial. Ho resistito quando è uscito il primo album e stavo continuando la mia personale battaglia con il secondo. Le lusinghe però continuavano: "Dai ascoltami sono l'hype del momento, sono molto cool, sono un album dubstep!"

Ho cercato di resistere. Avevo sentito di sfuggita un pezzo che confermava le mie riserve: niente di nuovo, suoni già sentiti, un fenomeno montato a tavolino. E poi quel brutto nome...ma che roba è?

Pensavo di avercela fatta ma poi, ho ceduto alla tentazione. Non so neppure io come ho fatto a farmi fregare, ma la giornata era molto fredda, fuori dalla finestra grigio uniforme e dentro casa suoni gelidi di una profondità abissale.

Mi sono sentito molto cyberpunk della generazione post-rave, e di colpo ho compreso il significato della parola hyperdub, del concetto di bellezza ultraterrena e della profondità dell'assenza. Alla fine ho pianto dentro.

Un disco bellissimo.

http://www.myspace.com/burialuk
http://www.myspace.com/hyperdub
Per saperne di più sul dubstep: blowup radiozine (mp3)

Bloc Party - Where is Home? (Burial remix):