Boys noize - oi oi oi

Iniziamo da una copertina. Quella che vedete nell'immagine a fianco. Una mirror ball a forma di teschio. Stupenda. Lui è Boys Noize, moniker del dj e produttore tedesco Alexander Ridha. Peccato che la sua musica suoni alle mie orecchie come inascoltabile e fastidiosa. E sì che le mie orecchie sono abituate, dopo anni di ascolti di tutti i generi, ai suoni più diversi. Questa volta no. Le distorsioni elettroniche di Boys Noize sono insopportabili. Mi trasmettono un senso di fastidio e oppressione insostenibile. Come un cugino dei Daft Punk di Rollin and scratchin' senza funk, senza groove e senza classe ma con un'unica idea fissa: distorcere il suono e saturare le orecchie dell'ascoltatore. Addio.

http://www.myspace.com/boysnoize

It's the beat!


FESTIVAL BEAT XVI Salsomaggiore Terme (Parma) 3-4-5-6 Luglio

Da qualche anno il Festival Beat è diventato un appuntamento fisso nella mia estate. Tutto è nato per caso, grazie all'amicizia con uno degli organizzatori, ma la passione per questo festival fuori dal tempo e dalle mode del momento è continuata.
Il festival anche questo anno raduna il meglio della scena garage-rock italiana e grandi nomi internazionali: parliamo di gruppi come "Gli avvoltoi", "I ganzi", "The psychotones", "The downliners sect". Come sempre non conosco nessuno di questi gruppi e non sono neppure particolarmente appassionato del genere ma poco importa. Il Beat festival è un tuffo negli anni '60 grazie a un' atmosfera unica fatta di musica, mostre, conferenze, birra, salamelle e varie iniziative collaterali tipo il ritrovo degli appassionati di Ford Capri e Taunus!

Vedrete stivaletti a punta, giubbetti di pelle, minigonne psichedeliche, organi vox, chitarre fuzz ma soprattutto una passione rock che trasuda dai pori di tutti i gruppi presenti. Già perché non si tratta di un festival solo per vecchi bacucchi nostalgici fuori dal tempo. E' un festival vivo dove si suona e si suda con passione e stile non sempre facili da trovare.

Da buon vecchio fanzinaro non posso poi non essere rapito dall'anima realmente underground del Festival, nato dalla passione e dalla fatica di un gruppo di amici e arrivato ora alla 16° edizione con migliaia di presenze da tutto il mondo.
Mettevi quindi i pantaloni stretti e gli stivaletti appuntiti ma soprattutto lasciate a casa i vostri gusti musicali e i preconcetti. Il beat vi aspetta, basta muovere i piedi a tempo!
http://www.myspace.com/festivalbeat

p.s.
Nel video i The Cynics nell'edizione dello scorso anno.
Qui altri video della scorsa edizione: http://it.youtube.com/user/ric2tube

Le luci della centrale elettrica - Canzoni da spiaggia deturpata


Copertina di Blow-up.
Disco del mese per Rumore.

Una mail ricevuta da un'amico di cui mi fido ciecamente.

E' bastato questo per farmi avvicinare alla sigla "Le luci della centrale elettrica", sotto la quale si nasconde un giovane ferrarese di nome Vasco Brondi, uscito alla ribalta per merito di Moltheni e ora alle prese con "Canzoni da spiaggia deturpata".


Al primo ascolto capisci già che non è cosa con cui scherzare. Il disco è prodotto da Giorgio Canali (Verdena, Il Santo Niente...) e il suo lavoro è semplicemente magnifico: oltre a dare spessore, tensione e suono distorto ad un insieme di canzoni tendenzialmente cantautoriali, suona ed elettrifica gran parte del disco con maestria e personalità.


Ma la farina del sacco è tutta però di questo ragazzo, che imbraccia l'acustica e stride la sua voce dipingendo un panorama post-suburbano dai tratti umani, catapultando chi ascolta in una dimensione veramente unica. Evoca manganelli infranti sulle vetrine interiori, profumo di paraffina nel fumo appena comprato, capelli come fili elettrici scoperti, alberi stempiati, spacciatori e appartamenti subaffittati. "Le luci della centrale elettrica" non parla ma urla, urla alla parte meno compromessa che c'è in ognuno di noi, a quella più vera, probabilmente anche a quella più malata e depressa.

Esagerato quando Vasco urla in faccia al microfono "Andiamo a vedere le luci della centrale elettrica!" facendosi beffe delle stelle e delle lune evocate dai canzonettari italiani, oppure quando sceglie di volere nel ventaglio dei futuri probabili per la sua esistenza soltanto "futuri inverosimili", forse per non smettere di guardare avanti, forse anche solo per tentare di stare a galla.


10 canzoni con i controcoglioni, che rompono lo stomaco di chi ascolta e aprono il cuore senza mezze misure, che proiettano l'ombra di Rino Gaetano del 2020 facendolo cantare come Ferretti dei CCCP (evocati entrambi in maniera esplicita come dire: "lo so che tutti mi affiancheranno a loro, tanto vale agire in contropiede...")


Per la prima volta un gran disco di musica italiana fatta da chi ha meno di 25 anni. Un disco giovane, scritto da chi ha talento e che smentisce chi diceva (me compreso) che bisogna avere più di 35 anni in Italia per pubblicare un ottimo disco. Per una volta vedere su un muro la scritta "Vasco sei un mito" non mi provocherà i soliti conati di vomito e, anzi, magari sorriderò pure annuendo...

Benga - Diary of an afro warrior

Ha un software di configurazione installato all'interno di due innesti cerebrali. Ha sentimenti umani. Arti bionici. Ha una pettinatura (iper)dark. Muta personalità e aspetto fisico per fronteggiare meglio le situazioni. Si sposta solo di notte. Ha due cuffie bluetooth nelle orecchie. Sputano ritmiche spezzate, dilatazioni dub, suoni house dall'iperspazio, schegge jazz e inaspettate aperture melodiche.

Il futuro è ora ma scorre via veloce come fosse un presente qualsiasi.
Una volta si chiamava dubstep. Ora non so.

Diary of an afro warrior.

Afterhours - I milanesi ammazzano il sabato


Gli Afterhours li conosco bene, molto bene.

Dal '97 li seguo costantemente live, ne conosco ogni sfumatura, i progetti paralleli (sono stato fan anche di Six Minute War Madness e A Short Apnea), sono a conoscenza inoltre di molti retroscena per aver passato cinque giorni con il loro produttore dei primi tre album in italiano ("Germi", "Hai paura.." e "Non è per sempre"). Insomma, musicalmente negli ultimi dieci anni sono cresciuto con loro.


Il nuovo album comincia con la loro migliore copertina di sempre (in passato non se n'è salvata una a parte quella di "Quello che non c'è" ) a sintetizzare lo sforzo concettuale per introdurre l'ascoltatore immediatamente nel centro dell'album.

Ce n'è bisogno infatti, perchè il disco è complesso: ve ne parlo dopo una decina di ascolti integrali e solo ora i veri valori sembrano venire a galla.


L'album, come recitava la nota di presentazione alla stampa, è veramente schizofrenico: si passa con facilità (forse un po' troppa) dall'ironia alla drammaticità, dalla paura alla tranquillità, dalla speranza all'incubo.


Quello che è chiaro è che la paternità di Manuel ha influito tantissimo sulle musiche e soprattutto sui testi (che va detto sono complessivamente un paio di gradini sotto l'eccellenza che ha sempre caratterizzato le produzioni di Agnelli) dai quali traspare un trend allucinato pseudo-fiabesco ("Naufragio sull'isola del tesoro", "Tutto domani", "Orchi e streghe sono soli") al quale si contrappone in qualche modo una concretezza di immagini ("Pochi istanti nella lavatrice" "Tema: la mia città") che fanno intuire il duplice lato di Manuel, spaccato in due nel dover mediare tra la realtà delle cose e la sua immagine distaccata sul mondo dell'immaginazione.

Una sorta di stasi della teoria del "Musicista contabile".


I pezzi bomba sono quelli che entrano subito, ("Pochi istanti nella lavatrice", "E' solo febbre" "Neppure carne da cannone per Dio") ma quelli che stupiscono sulla lunga distanza sono quelli dove la melodia striscia sotto le chitarre distorte (incredibile "Tutto domani" non tanto per il suo impatto emotivo quanto per la sua normalità ed emotività) mentre veramente fuori target Afterhours sono pezzi come "E' dura essere Silvan" e "Tutti gli uomini del Presidente" (entrambi veramente all'altezza della situazione)

L'unico tranello a mio avviso sta nel riprendere a tratti la formula pop di "Non è per sempre" (è il caso purtroppo di "Riprendere Berlino") velocizzando la formula del "Ritornello non oltre i dieci secondi dall'inizio del pezzo")

Un solo passo falso nell'ambito di 14 canzoni si può tranquillamente digerire.
Per il resto, ottimo album.

Voto: 8

Justice - stress


Justice - stress (official video)

Siamo a Parigi e la telecamera segue un gruppo di ragazzi nelle loro scorribande dalla banlieu al centro città. Le scene sono dure, v
iolente e a tratti agghiaccianti. La violenza è nelle azioni dei ragazzi protagonisti, nelle loro facce e nella musica che descrive le scene. In realtà sono le immagini che dovrebbero essere state create per la musica ma qui sembra veramente il contrario. Più che un video un mini documentario tra Arancia meccanica, l'Odio e I guerrieri della notte senza romanticismo nè eroi. Brutale e tristissimo.
La regia è di
Romain-Gravas